| L'Amerigo Vespucci |
E'
la piu' grande tra le navi-scuola della Marina Militare Italiana con
i suoi ottantatre metri di lunghezza, sedici di larghezza ed una stazza
di oltre quattromila tonnellate. Fu impostata nel maggio del 1930 nei cantieri di Castellammare di Stabia su progetto di un giovane Tenente Colonnello del Genio Navale, Francesco Rotundi, dalle cui tavole appena due anni prima era nata la "Cristoforo Colombo". Due navi quasi gemelle, due veri gioielli. |
Agostino
Straulino assunse il comando dell'Amerigo Vespucci nel novembre del
1964 con i gradi di Capitano di Vascello, ed il periodo della campagna
di istruzione estiva di quell'anno fu caratterizzata da episodi indimenticati.
Non soltanto in Italia l'equipaggio composto dagli allievi dell'Accademia
Navale diede prova delle sue capacita', come quando per la prima volta
la Vespucci percorse a vela il canale che a Taranto unisce il Mar Piccolo
con il Mar Grande, ma soprattutto all'estero tra le tappe di Portsmouth,
Amburgo, Kiel, Helsinki, Stoccolma ed Oslo fu un trionfo ad ogni sosta. Prima di raggiungere Portsmouth, arrivando a Cowes, la Vespucci fu scortata da migliaia d'imbarcazioni fino al porto inglese dove la nave italiana, ai comandi di Straulino, vi entro' a vela ed ormeggio' perfettamente tra un incrociatore ed una portaerei, o quando ripartendo da Helsinki, senza l'ausilio delle macchine o dei rimorchiatori, il nostro equipaggio strappo' l'applauso della popolazione locale, stipata sulle banchine del porto per assistere alla difficile manovra, annunciata anche dalla stampa locale. |
Durante
la crociera nel Baltico, racconta Straulino, ingaggiai un bel duello
con la nave scuola tedesca "Gorch Fock". Furono gli amici
germanici a lanciare la sfida, incrociandoci in mare una mattina. Noi
discendevamo e loro risalivano il Baltico. Improvvisamente, mentre ci
salutavamo con le bandiere, vidi la "Fock" che sfilava di
controbordo, virare, appena scaduta di poppa, e mettersi a seguire la
nostra stessa rotta con l'evidente intenzione di superarci. Sapevo che
era nella tradizione della "Fock" battersi con la "Vespucci",
sulla quale aveva avuto sempre la meglio grazie alla superiore velocita'
del suo scafo, che in origine era un clipper.
Subito
diedi l'ordine di "posto di manovra generale alle vele". Per
il vento forte e teso, le piu' alte erano state serrate in precedenza
ma i marinai le sciolsero in pochi attimi. La "Vespucci" strinse in un istante il vento inclinata a sinistra, con la fila di oblo' del copertino sott'acqua. La velocita' iniziale di 7 nodi passo' rapidamente a 10. I tedeschi dovettero desistere dalla loro intenzione di passarci al vento. |
Andare
per mare con la Vespucci
Intervista
ad Agostino Straulino
Ammiraglio
Straulino, lei e' stato comandante della Vespucci nel 1965.
Che ricordi ha di quell'esperienza?
Ero gia' stato imbarcato per molto tempo sulla "Vespucci". La conoscevo a fondo anche se di una nave non si puo' mai dire che la conosci davvero e che ne hai penetrati i misteri. Quando mi e' stato affidato il comando sono stato l'ufficiale di Marina piu' contento del mondo. Con il comando mi si dava la possibilita' di esprimermi nel modo migliore nell'attivita' velica e tutto questo ben si coniugava con i miei interessi di uomo di sport. Tra l'altro, l'anno del comando della "Vespucci" coincise con lo svolgimento del campionato mondiale (classe 5,5 S.I.) a Napoli e, devo dire, con una delle vittorie per me piu' belle ed emozionanti. Riuscii a conciliare la partecipazione alle regate con il comando: giunsi con la nave a Napoli due giorni prima della gara e quando vi tornai, con il titolo mondiale, fu davvero festa grande. Provai attimi di intensa commozione per i festeggiamenti dei miei ufficiali, dei miei marinai, dei miei amici.
Ci fu dunque una sovrapposizione tra il comando e i suoi impegni sportivi?
Ci fu, indubbiamente, ma non trascurai certo i miei doveri di comandante della nave scuola. Fu possibile conciliare, con qualche fatica, le due cose e cosi' quella di Napoli fu una parentesi. Devo dire una meravigliosa parentesi, perche' di quel successo ho un ricordo straordinario: fu una vittoria inattesa e conquistata sul filo di lana.
Ma ci fu un'altra gara, poi durante la crociera della "Vespucci" ...
Una gara, come dire, ufficiosa ma non meno impegnativa. Fu durante la crociera in Baltico quando ingaggiammo un bel duello con la nave scuola tedesca "Gorch Fock". Il gusto della regata e il piacere di battermi non potevo perderlo, pur al comando di una nave come la "Vespucci" di 83 metri e con una stazza di oltre 4 mila tonnellate. Furono gli amici germanici a lanciare la sfida, incrociandoci in mare una mattina. Noi discendevamo e loro risalivano il Baltico. Improvvisamente, mentre ci salutavamo con le bandiere, vidi la "Fock" che sfilava di controbordo, virare, appena scaduta di poppa, e mettersi a seguire la nostra stessa rotta con l'evidente intenzione di superarci.
Insomma una sfida in piena regola.
Sapevo
che era nella tradizione della "Fock" battersi con la "Vespucci",
sulla quale aveva sempre avuto la meglio grazie alla superiore velocita' del
suo scafo, che in origine era una clipper. Subito diedi l'ordine di "posto
di manovra generale alle vele". Per il vento forte e teso, le piu' alte
erano state serrate in precedenza ma i marinai le sciolsero in pochi attimi.
La "Vespucci" strinse in un istante il vento inclinata a sinistra,
con la fila di oblo' del copertino sott'acqua. La velocita' iniziale di 7
nodi passo' rapidamente a 10. I tedeschi dovettero desistere dalla loro intenzione
di passarci al vento.
E dire che non fu certo il massimo della velocita' che lei riusci' a raggiungere con la "Vespucci". Si fantastica di un suo record. O no?
Penso
che la velocita' sia stata per tutti una questione molto relativa, perche'
sono molte - e molto diverse - le circostanze che possono determinarla.
E, tra una barca e l'altra (figurarsi tra una nave e l'altra), le differenze
sono sempre molto piccole. Quando una nave come la "Vespucci" fa
13 nodi e mezzo, allora bisogna levarsi il cappello, ringraziare la barca,
ringraziare il vento, ringraziare l'equipaggio. E' un insieme di circostanze
positive: ci vuole abilita' ma anche fortuna. Il record? Non so se ho un record.
Si, forse di bolina ...
Ma c'e' un'ebbrezza della velocita' ...
Eh, si. Chiamiamola ebbrezza. Si vede la nave che scivola via sull'acqua, le onde che si rompono, si abbattono, che saltano a destra e a sinistra. Insomma e' una cosa fantastica, specie se si ha la possibilita' di andare a prora, di andare a vedere cosa succede sotto la prora.
Qualche volta quell'onda spaventa. le e' capitata mai sulla "Vespucci" una situazione di paura. Una tempesta, un ciclone ...
E' brutto, e' brutto. L'abbiamo preso al Nord un ciclone. Uscendo da Oslo, a quaranta miglia, durante la notte. Eravamo preparati, ma fino ad un certo punto. Non ebbi il coraggio di mandare i miei uomini a chiudere le vele come dovevano essere chiuse. Le abbiamo solo imbrogliate. La mattina seguente non esisteva piu' una vela. Tutto era straccio. Una desolazione. Abbiamo avuto il ponte di coperta per due ore completamente sott'acqua. Restammo sommersi, non c'era proprio niente da fare: le onde coprivano tutto. Con il mare irruento la barca non andava avanti. E quello e' un mare terribile, molto diverso dal nostro Mediterraneo. C'era un traffico enorme e bisognava stare veramente attenti a tutti gli incroci: molte navi ci raggiungevano e ci passavano in senso contrario.
Ma il Padreterno aiuta sempre il marinaio ...
Credo proprio di si, anche se quando si e' in condizioni di particolare difficolta' il marinaio deve pensare a cavarsela da solo. Quando si e' su una nave non si puo' aspettare che un miracolo venga dal cielo. Bisogna lavorare e basta, bisogna togliersi dagli impicci e bisogna farlo da soli. Posso dire che quella volta conoscemmo proprio la pesantezza acre della fatica: lavorammo per due giorni e per due notti per sostituire tutte le vele. Un lavoro durissimo, uno stress ed una stanchezza enormi ...
Forse i suoi uomini, in quell'occasione, non l'avranno proprio amato ...
... Forse. D'altra parte nei momenti difficili bisogna fare scelte anche spiacevoli. Non ci si puo' preoccupare certo di quanto gli altri ci amino in quelle situazioni. Anche se poi il tempo e' galantuomo e alla fine di un'esperienza, anche drammatica, ci si accorge che effettivamente il comandante aveva ragione. Ma non sono proprio quelli i momenti in cui ci si prteoccupa del consenso. In quell'occasione, per la verita', tutto fu piu' rapido, ed anche piu' gratificante per il povero comandante. Quando la nave riprese a navigare, nell'equipaggio subentro' una gioia incredibile. Come d'incanto la fatica era sparita.
Pero', sostituire le vele in mezzo al mare ...
Ah, i vecchi nostromi di bordo erano un po' perplessi. Non era facile sollevare tutte queste tonnellate di vele con i mezzi di bordo tirandole fuori dalle cale della nave. Cale profonde. E' questo che ho chiesto al mio equipaggio. Ma la gioia ci ha ripagato di tanta fatica.
Ma non ricorda una situazione difficile, di impotenza. Una situazione in cui ha pensato: non mi muovero' piu' da qui.
Non con la "Vespucci" per fortuna. Forse ho provato qualcosa di simile - solo di simile - quando sono andato con il "Corsaro" dalle Hawaii a Los Angeles. Siamo rimasti fermi per l'alta pressione, per piu' giorni, facendo due o tre miglia al giorno. Effettivamente ho pensato con angoscia al tempo in cui ci si trovava su un bastimento in quelle condizioni, senza radio, ne' motore ...
Cosa fa in quei casi un comandante? Cammina su e giu' nervosamente? Legge un libro? Cosa fa?
Niente. Aspetta.
Predica? Parla ai marinai? Invoca il vento?
Si aspetta pazientemente, cos'altro si puo' fare? Ci si organizza per il peggio: si razionano i viveri, l'acqua. Insomma si vive in regime di austerita', ma davvero questo non e' un problema - ne' una situazione eccezionale - per un marinaio.
Magari le sara' successo durante una regata ...
Le bonacce sono un nemico giurato per quelli che fanno le regate. E' una cosa terribile. Li' bisogna sentire il vento, sentire la bavetta e mettere le vele a posto. E tenerle nel giusto modo in attesa di una raffichetta che ti aiuti, che faccia andare avanti la barca. Ci sono tanti modi per esorcizzare la bonaccia: c'e' quello che gratta il boma con la mano, e l'altro che sputa sull'acqua. Poi accade sempre un piccolo, inevitabile miracolo ...
Torniamo con il ricordo all'anno di comando della "Vespucci". Lei piu' volte ha detto: un anno e' troppo poco.
E' vero. Finora abbiamo parlato della parte velica. Ma comandare la "Vespucci" non e' certo la stessa cosa che fare una regata. C'e' un'intensa attivita' di rappresentanza. Assolutamente necessaria, non lo discuto. Ma porta via un'enormita' di tempo nelle soste nei porti. E cosi' di tempo il comandante ne ha poco - almeno non tanto quanto ne sarebbe necessario - per dedicarsi all'attivita' educativa degli allievi.
Possiamo dire che le e' rimasto un rammarico, dunque? Cosa ha pensato l'ultimo giorno di comando: c'e' qualcosa che dovevo fare e non ho fatto ...
L'ho detto: mi e' mancato il tempo di seguire l'addestramento e l'educazione degli allievi dell'Accademia.
Ma questo glielo ha rimproverato qualcuno?
No, me lo sono rimproverato da solo. Forse il tempo mi e' volato, forse se n'e' andato via - troppo - come dicevo prima - nell'attivita' di rappresentanza nelle varie soste dei porti. Ma, ecco, se potessi tornare indietro, dire: stavolta dedichero' piu' tempo all'educazione dei miei allievi.
Ammiraglio Straulino, davvero la "Vespucci" e' la nave piu' bella del mondo? E perche'?
E' difficile dire perche'. Per i suoi colori, per l'alberatura che ha, per il castello, per il tipo di barca. Per la grande suggestione che suscita. Per il richiamo cosi' esplicito alle navi di un tempo. Posso dire che e' una nave fantastica che si lascia stupendamente manovrare. Perche' evoca, e porta con se', una tradizione, una cultura straordinaria. La bellezza e la suggestione della "Vespucci" la vedevamo specialmente riflessi negli sguardi ammirati dei visitatori. Vedere specialmente tutti gli italianiall'estero che vengono a bordo e salutano la bandiera, come si salutava una volta. E' una cosa che commuove ...
Andare per mare ieri ed oggi. Cos'e' cambiato?
Nello spirito del marinaio, credo proprio nulla. Certo e' piu' agevole: si dispone di strumentazioni di bordo che un tempo ci sognavamo, ma l'importanza e' che non si smarrisca la capacita' di cavarselain mare con le proprie conoscenze e le proprie capacita' quando il motore va in avaria e magari non si dispone di strumentazioni pienamente efficienti.
E questo si e' un po' perduto, inevitabilmente ...
Le
navi scuola come la "Vespucci" a questo soprattutto servono.
La Marina cerca di non perdere questo legame profondo con la cultura del mare.
Lei ha detto:"Mi hanno insegnato a guardare il vento"...
Il
vento e' un grande compagno di viaggio e il suo umore, come ben sappiamo,
e' piuttosto mutevole.
Non smettiamo mai di "guardarlo" il vento: dobbiamo sapere da dove
arriva, come cambia, cosa ci vuol dire con le onde. E' come se tanti messaggi
si intrecciassero insieme e noi dobbiamo ogni volta decifrarli. E l'umore
del vento influenza quello del marinaio. Il marinaio e' contento quando c'e'
il vento, si diverte, non aspetta altro. Ed e' sempre li' che oscilla tra
i limiti estremi della bonaccia e dell'uragano.
Ma conoscere il mare non significa anche un po' temerlo?
Si, forse e' la stessa cosa. Perche' nel mare, nelle sue onde, nel suo vento bisogna saper leggere sempre un po' di quello che accadra' nel futuro. Nel futuro immediato. Si possono fare delle previsioni o, diciamo cosi', degli scenari possibili.
Ma non sempre questo linguaggio e' decifrabile. C'e' anche l'imprevedibilita' ...
C'e', perche' talvolta il mare e' piu' forte di quel che si tende a pensare e non sempre si riesce a padroneggiarlo. In generale, direi che bisogna guardarlo con affetto, acconsentire a quel che vuole, capire che cosa intende fare. Non lo si puo' contrastare.
Se lei potesse sintetizzare in poche parole "la mia vita e il mare", cosa direbbe?
Ho avuto dal mare quello che desideravo avere. Quello che mio padre desiderava che avessi, che potessi ereditare da lui.
Ci parli di suo padre.
Mio padre era uno di quei vecchi capitani della marina mercantile che andava sulle carrette. Stava in mare mesi e msei. Per entrare nei porti del nord doveva aspettare anche piu' di una settimana, se il mare era in tempesta. La famiglia era lontana eppure cosi' visceralmente vicina. La famiglia non sapeva niente del padre, il padre non sapeva niente della famiglia. Eppure ...
Come le ha parlato suo padre del mare?
Mio padre non mi ha mai parlato del mare. Mio padre mi ha fatto vedere il mare. Mi ha detto che certe volte e' cattivo, persino terribile. Ah, i nostri vecchi sul mare ne hanno visti di tutti i colori!
Ma lei Ammiraglio Straulino, ha mai imprecato contro il mare?
No.
Non l'ha mai sentito come un nemico?
No,no. Ho avuto un poco di timore qualche volta. Ma non per me: l'ho avuto per le persone che erano con me.
Non l'ha mai tradito il mare, lei?
Non l'ho mai tradito. Altrimenti non sarei qui.
Tratto dal libro "Amerigo Vespucci - La prima crociera" collana i Coralli


<La nave scuola della Marina Militare Italiana in navigazione durante la campagna di istruzione estiva del 1965.